Davide Bollati in farmacia Favero
Un’impresa non cresce mai soltanto al proprio interno. Cresce attraverso le persone che incontra, le competenze con cui si confronta, le idee che accoglie.
Il 28 settembre 2026 la Farmacia Favero ha aperto le sue porte, a farmacia chiusa, a una comunità un po’ speciale: quella delle persone che ci accompagnano ogni giorno nel nostro lavoro, professionisti con competenze diverse, con cui condividiamo progetti, decisioni, rapporti di amicizia e nuove strade da costruire.
Perché anche una farmacia è un’impresa. E un’impresa, quando cresce, ha bisogno di confrontarsi, di aprirsi a competenze nuove, di mettere in discussione le proprie abitudini senza perdere ciò che la identifica.
E non potevamo immaginare un ospite più interessante di Davide Bollati, presidente del Gruppo Davines, protagonista di una conversazione con Davide Manzoni che ha coinvolto e affascinato tutti i presenti.
Bollati ha parlato di impresa, ma soprattutto di visione. Della necessità di continuare a cercare di fare meglio. Di crescita e di competenze. Di indipendenza e delle scelte che servono per conservarla.
Davines è rimasta un’azienda indipendente, non quotata e non guidata dalle logiche dell’alta finanza. Una scelta che, come ha raccontato Bollati, ha richiesto sacrifici e responsabilità, ma che permette di mantenere una direzione e un orizzonte coerenti con la propria identità. Ma forse il tema che più ci ha colpito è stato un altro: il rapporto tra impresa e comunità.
Bollati si è definito un imprenditore al servizio del pubblico. Non nell’accezione istituzionale del termine, ma nel senso di chi sente di avere una responsabilità nei confronti della comunità in cui vive. Da anni dedica tempo ed energie a progetti per il territorio e, insieme ad altri imprenditori, ha contribuito a costruire iniziative nate proprio dalla volontà di mettere competenze e risorse private a disposizione del bene comune. Un’idea che ci ha fatto riflettere: l’impresa non è soltanto un soggetto economico. È anche una parte della comunità, e può scegliere quanto e come restituire a quella comunità.
È stata una serata di quelle che lasciano qualcosa anche dopo che le luci si spengono. Perché quando una persona porta con sé una visione autentica, il confronto non finisce con l’ultima domanda. Continua nelle riflessioni di chi l’ha ascoltata. E forse è proprio questo il senso più bello di creare occasioni per incontrarsi: non soltanto condividere ciò che sappiamo, ma tornare a casa con qualcosa in più da pensare.